Oggi presentiamo l’ultimo componente del team dei fantastici quattro di NOVIS: Arianna Ortelli, CEO e Co-Founder del progetto, da quando tutto ha avuto inzio.

Raccontaci di te!
Sono Arianna, ho 24 anni e sono laureata in Economia Aziendale e poi in Business Administration all’Università degli Studi di Torino. Sono super appassionata di sport e in particolare di calcio. Tifo Torino FC da quando ero bambina e andavo allo stadio con mio papà. Ho iniziato a giocare io stessa a calcio ad 11, quando facevo le scuole medie, e da quel momento non ho più smesso. L’amore per lo sport e per il gioco come strumento di aggregazione mi ha spinta a voler lavorare in questo settore, cercando un modo per far vivere l’esperienza positiva che avevo vissuto da bambina a più persone possibile. Quando andavo ancora al Liceo ho lavorato tantissimo con i bambini: sono stata animatrice in un villaggio turistico quando avevo 18 anni e il mio ruolo era proprio quello di organizzare tornei sportivi e attività da svolgere durante le giornate al mare, in piscina, ai campi sportivi. Quando ho poi iniziato l’Università ho sentito sempre più forte il desiderio di poter sviluppare un progetto che sentissi mio, per poter portare un contributo su sfide sociali per cui valesse la pena battersi. L’opportunità è arrivata nel 2018, quando ho partecipato ad un programma della SEI, la School of Entrepreneurship & Innovation di Torino, dove ho sviluppato una forte passione per l’innovazione e l’imprenditoria e ho iniziato a lavorare all’idea di NOVIS.

Cosa ha significato per te NOVIS!
NOVIS mi ha letteralente cambiato la vita. Mi ha dato la possibilità di mettermi in gioco e dare significato a quello che volevo fare da tempo: poter mettere la tecnologia al servizio di sfide sociali importanti, con l’ambizione e la determinazione di volermi impegnare per fare, nel mio piccolo, la differenza. Quando siamo partiti abbiamo colto l’occasione per imparare, per mettere in pratica quello che stavamo studiando all’Università e alla School of Entrepreneurship. Poi andando avanti tutto è cambiato, siamo cresciuti come team insieme al progetto, insieme all’idea e alle persone che hanno iniziato a supportarci. Posso dire che si sia trattato di un percorso di crescita naturale, fatto anche di tanti sacrifici e fallimenti, ma che ogni giorno mi rende più felice di quello che faccio e che potrò fare nel futuro.

E parlando di futuro, quali saranno i prossimi step? Riesci ad immagirarti il futuro di NOVIS?
Cerco di immaginarmelo continuamente insieme ai ragazzi ed è proprio questa visione, l’idea di dove possiamo e vogliamo arrivare, che ci dà la forza per continuare ad impegnarci tutti i giorni. Siamo all’1% di quello che dovrà succedere nei prossimi anni. La nostra missione è rendere il gaming completamente accessibile a chiunque, rivoluzionando il concetto di videogioco e proponendo i nostri valori di inclusione, accessibilità e design for all. Partire dal gaming per dimostrare l’impatto che possiamo avere tutti insieme, per dare una scossa reale ad un settore che ancora oggi non è ugualmente alla portata di tutti. Molti ci dicono che la fortuna giocherà un ruolo importante per fare sì che il nostro sogno di inclusione sociale si realizzi, ma io non credo sia così: è importante confrontarsi con le nostre ambizioni ed impegnarsi davvero per trasformare i nostri desideri in obiettivi concreti, prendendosi sempre le responsabilità che ne derivano. Si tratta, secondo me, di avere la forza di pensare sempre in grande, con l’umiltà però di voler spendere tutte le energie necessarie per far sì che i nostri obiettivi si concretizzino. Credo davvero che con una forte determinazione e le persone giuste al nostro fianco, non esista niente che non sia realizzabile. Io in Dario, Alessandro e Marco credo proprio di averle trovate.
A questo proposito, riporto una frase di  Howard Schultz, ex CEO di Starbucks, che mi ha colpito particolarmente: “Molto di ciò che attribuiamo alla fortuna non è affatto fortuna. È cogliere l’attimo ed accettare la responsabilità per il tuo futuro. È vedere ciò che gli altri non vedono e perseguire quella visione.”